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	<title>AISSECO &#187; video</title>
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	<description>Associazione Italiana Studi di Storia dell&#039;Europa Centrale e Orientale</description>
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		<title>Racconta l&#8217;Europa all&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 09:15:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Racconta l&#8217;Europa all&#8217;Europa L&#8217;Europa sul web, nelle sale cinematografiche, in radio, nelle scuole, all&#8217;università e in eventi pubblici. Per un anno sarà protagonista su Osservatorio Balcani e Caucaso. Per rispondere alla crisi, con nuova forza e idealità. Passaggio a sudest: speciali del programma Passaggio a sudest Il progetto Racconta l&#8217;Europa all&#8217;Europa così abbiamo intitolato il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://aisseco.org/wp-content/uploads/2013/03/osservatorio-balcani-e-caucaso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3698" alt="osservatorio balcani e caucaso" src="http://aisseco.org/wp-content/uploads/2013/03/osservatorio-balcani-e-caucaso-300x59.jpg" width="300" height="59" /></a>Racconta l&#8217;Europa all&#8217;Europa</h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Europa sul web, nelle sale cinematografiche, in radio, nelle scuole, all&#8217;università e in eventi pubblici. Per un anno sarà protagonista su Osservatorio Balcani e Caucaso. Per rispondere alla crisi, con nuova forza e idealità.</p>
<h2>P<a href="http://www.radioradicale.it/rubrica/97" target="_blank">assaggio a sudest: speciali del programma Passaggio a sudest</a></h2>
<p style="text-align: justify;">Il progetto</p>
<p>Racconta l&#8217;Europa all&#8217;Europa così abbiamo intitolato il progetto europeo che ci vedrà impegnati per tutto il prossimo anno. Del resto contribuire al dibattito sull&#8217;Europa è uno degli obiettivi di Osservatorio Balcani e Caucaso fin dal suo esordio.</p>
<p>Inizialmente la ragione d&#8217;essere di OBC era quella di riflettere sulle conseguenze della guerra in Europa e sul sostegno alla ricostruzione dei Balcani. Con il tempo la situazione è gradualmente migliorata e dall&#8217;aiuto umanitario si è passati a discutere di armonizzazione di sistemi giuridici e consolidamenti democratici.</p>
<p>Il prossimo luglio la Croazia diventerà il 28esimo membro dell&#8217;Unione. Ma, a seconda del punto di partenza, negli ultimi anni anche gli altri paesi della regione hanno fatto passi avanti nel processo di democratizzazione avendo di fronte la prospettiva dell&#8217;integrazione europea.</p>
<p>Sebbene dominato da questioni economiche e aspetti tecnico-legali, il processo di allargamento dell&#8217;UE ha avuto un ruolo chiave nel superamento delle guerre degli anni &#8217;90 e nella stabilizzazione regionale e resta un fondamentale orizzonte politico per tutti i Balcani. E ciò non dovrebbe sorprendere perché si tratta anche per l’Europa sud-orientale di accedere a quel processo storico di superamento della guerra e di costruzione di un comune spazio politico, da cui è di fatto rimasta esclusa fino alla fine degli anni &#8217;90.</p>
<p>Di questa Europa i mezzi di informazione parlano poco se non quando si agitano gli animi per la paura di nuovi flussi migratori o si evidenzia l’instabilità politica che la caratterizza. Senza dubbio per alcuni paesi balcanici, con economie fragili e amministrazioni soffocate dalla corruzione, l&#8217;impegno per accedere all&#8217;integrazione europea è ancora molto oneroso. Ma nonostante tutto il processo di armonizzazione lentamente prosegue lontano dai riflettori, assistito dalla Direzione Generale per l&#8217;Allargamento della Commissione Europea e monitorato delle Commissioni del Parlamento Europeo.</p>
<p>Si tratta certamente di una dinamica complessa e come tale viene considerata una questione per addetti ai lavori. Eppure l&#8217;allargamento ad est dell&#8217;UE è stato ed è uno straordinario fenomeno geopolitico per il nostro continente. È sorprendente, come notava il centro studi ESI, che in questi 20 anni non sia emerso nemmeno un best seller per animare la discussione sulla riunificazione europea.</p>
<p>D&#8217;altro canto, uno degli aspetti principali del deficit democratico dell&#8217;UE è proprio la povertà del dibattito sulle nostre istituzioni e le nostre politiche, e l&#8217;allargamento è solo una di queste.</p>
<p>L&#8217;integrazione europea non è un processo facile, comporta cessione di sovranità e condivisione di oneri. I membri UE più ricchi e con democrazie mature importano parte dei problemi dei paesi più deboli anche se ne beneficiano in termini di prosperità e sicurezza in senso lato.</p>
<p>Invece i paesi balcanici ancora fuori dall&#8217;Unione vivono comunque le conseguenze della dipendenza economica dalla zona euro, come sottolinea Dimitar Bechev. E se fino al 2008 erano tutte economie in forte crescita, poi hanno subito duramente le conseguenze della crisi: lo shock per il crollo degli investimenti esteri, il ridursi dell&#8217;accesso al credito, la contrazione delle rimesse hanno avuto conseguenze pesanti.</p>
<p>La congiuntura economica che viviamo ci schiaccia su dibattiti dal respiro corto ma nei Balcani a pochi sfugge il parallelismo tra la crisi che oggi vive l&#8217;UE e quella che viveva la Jugoslavia a cavallo degli anni &#8217;90. E se qualcosa possiamo apprendere dal passato è che in Europa nessuno esce da solo dalle crisi e senza rilanciare quel progetto comune di cui tanto abbiamo beneficiato fino ad oggi.</p>
<p>Grazie a Racconta l&#8217;Europa all&#8217;Europa, Osservatorio Balcani e Caucaso accrescerà il suo sforzo per colmare il deficit democratico e stimolerà la discussione sull&#8217;integrazione europea dei Balcani e della Turchia con ben 11 diversi partner, in 4 paesi differenti, e non solo sul web ma anche alla radio, nelle aule universitarie, nei corsi di formazione e infine al cinema.</p>
<p>Anche grazie al contributo dei suoi lettori sempre più numerosi, OBC continuerà a lavorare per la costruzione dell&#8217;Europa dei cittadini facendo dialogare e mettendo in rete organizzazioni e persone tra le due sponde dell&#8217;Adriatico. Perché per tenere vivo il dibattito in Europa bisogna essere in tanti.</p>
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		<title>The last of the Molokans</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 08:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Economist Eastern approches Preserved in all its Soviet glory IVANOVKA, Azerbaijan, is home to the last Soviet collective farm and a group of dissident Christians called the Molokans, who were forced out of Russia by Catherine the Great ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://aisseco.org/wp-content/uploads/2012/12/eastern-approches.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3594" title="eastern approches" src="http://aisseco.org/wp-content/uploads/2012/12/eastern-approches-300x61.jpg" alt="" width="300" height="61" /></a>The Economist</p>
<p>Eastern approches</p>
<p><span style="font-size: medium;">Preserved in all its Soviet glory</span></p>
<p>IVANOVKA, <a href="http://www.economist.com/blogs/easternapproaches/2012/12/last-molokans?fsrc=rss" target="_blank">Azerbaijan, is home to the last Soviet collective farm and a group of dissident Christians called the Molokans, who were forced out of Russia by Catherine the Great </a><br />
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		<title>Francesco Leoncini</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 07:18:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Attratto fin dagli anni giovanili dall’interesse per le origini della Seconda guerra mondiale, Francesco Leoncini (Venezia, 1946) scelse ben presto, durante il periodo universitario, di dedicarsi agli studi delle relazioni internazionali con particolare riferimento ai rapporti tra Germania e Cecoslovacchia e ai motivi che portarono al Diktat di Monaco nel 1938. E’ del 1976 il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Attratto fin dagli anni giovanili dall’interesse per le origini della Seconda guerra mondiale, Francesco Leoncini (Venezia, 1946) scelse ben presto, durante il periodo universitario, di dedicarsi agli studi delle relazioni internazionali con particolare riferimento ai rapporti tra Germania e Cecoslovacchia e ai motivi che portarono al Diktat di Monaco nel 1938. E’ del 1976 il volume La questione dei Sudeti 1918-1938, edito dalla Liviana di Padova, finalista al IX Premio Acqui Storia, tradotto in tedesco (Reimar Hobbing, Essen) e ristampato nel 2005 dalla Libreria Editrice Cafoscarina.<br />
Partecipe attivo nel 1977 alla “Biennale del dissenso” organizzata a Venezia tra il novembre e il dicembre di quell’anno, che costituì il primo grande appuntamento europeo sulle condizioni “reali” delle cosiddette democrazie popolari, sviluppò tutta una serie di ricerche sui movimenti di opposizione al sistema sovietico in Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia. Esse confluirono in due pubblicazioni uscite proprio nel 1989 presso il piccolo ma vivace editore pugliese Piero Lacaita, data la difficoltà, che pareva insormontabile, di far capire alla grande editoria la rilevanza di quelle tematiche.  Si tratta dei due volumi Che cosa fu la “Primavera di Praga”? Idee e progetti di una riforma politica e sociale e L’opposizione all’Est 1956-1981. Raccolta di testi con introduzione e bibliografia, anch’essi ristampati dalla Cafoscarina.  E’ stato successivamente attento osservatore dei processi di transizione avvenuti nei Paesi dell’ex blocco sovietico, rilevandone limiti e involuzioni.<br />
Ha riproposto in Italia la figura e l’opera di Tomáš Garrigue Masaryk, il maggior leader democratico dell’Europa centrale e orientale, e ha tradotto dal ceco, curandone la prima edizione critica,  il suo scritto programmatico del 1918  La Nuova Europa. Il punto di vista slavo uscito presso le prestigiose e purtroppo tramontate Edizioni Studio Tesi di Pordenone, ora distribuito dalle Edizioni Mediterranee di Roma. Sulla base delle sue ricerche e del pensiero masarykiano ha elaborato  un nuovo concetto di “Europa Centrale”, come fascia longitudinale tra il Baltico e l’Egeo (comprensiva quindi dei Balcani), inserita tra l’area tedesca e russa e intesa come secolare terreno di scontro tra le grandi potenze, ragione per cui le crisi che l’hanno caratterizzata vanno viste per lo più quale conseguenza di condizionamenti esterni.  Questa analisi trova espressione nel volume L’Europa Centrale. Conflittualità e progetto. Passato e presente tra Praga, Budapest e Varsavia uscito presso la Cafoscarina.<br />
Si è inoltre occupato, unico tra gli studiosi italiani, di Jan Hus e dell’hussitismo.<br />
Recentemente per l’editore Rubbettino ha promosso e curato le due opere collettanee Alexander Dubček e Jan Palach. Protagonisti della storia europea, con venti contributi tra saggi e testimonianze (2009), e L’Europa del disincanto. Dal ’68 praghese alla crisi del neoliberismo (2011), che unisce alla riflessione storica sull’ultimo cinquantennio puntuali considerazioni sulla situazione delle società contemporanee.<br />
E’membro onorario della Masarykova Společnost [Società Masaryk] di Praga e fa parte della redazione internazionale della rivista storica dell’Accademia delle Scienze Slovacca “Historický Časopis”. Ha ricevuto dal Ministero degli Esteri di Praga la medaglia dei benemeriti della Repubblica Ceca per i rapporti con l’Italia. E’ socio della Deutsche Gesellschaft für Osteuropakunde  di Berlino, la più antica e qualificata associazione tedesca di studi sull’Europa orientale, e consigliere di amministrazione della  Société Européenne de Culture che ha sede a Venezia, fondata nel 1950 dal filosofo della politica Umberto Campagnolo per il dialogo interculturale tra Est e Ovest.<br />
Laureatosi a Padova in Scienze Politiche nel 1970, entrò l’anno successivo come borsista di Storia Moderna alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ stato successivamente contrattista e ricercatore di Storia Contemporanea e docente di Storia dell’Europa Orientale, Storia dei Paesi Slavi e Storia dell’Europa Centrale fino al novembre 2011.</p>
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		<title>Time to scrap “Eastern Europe”</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2012 16:39:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[The Economist Europe’s divisions are indeed grave. But counting the ex-communist countries as a single category is outdated and damaging. About Eastern approaches Eastern approaches deals with the economic, political, security and cultural aspects of the eastern half of the European continent. It incorporates the long-running &#8220;Europe.view&#8221; weekly column. The blog is named after the [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://aisseco.org/wp-content/uploads/2012/08/economist.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2969" title="economist" src="http://aisseco.org/wp-content/uploads/2012/08/economist-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>The Economist</div>
<div><a href="http://www.economist.com/blogs/easternapproaches/2012/07/%E2%80%9Ceast%E2%80%9D-dead" target="_blank"><strong>Europe’s divisions are indeed grave. But counting the ex-communist countries as a single category is outdated and damagin</strong>g.</a></div>
<div></div>
<div>About Eastern approaches</div>
<div>
<p>Eastern approaches deals with the economic, political, security and cultural aspects of the eastern half of the European continent. It incorporates the long-running &#8220;Europe.view&#8221; weekly column. The blog is named after the wartime memoirs of the British soldier Sir Fitzroy Maclean.</p>
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		<title>Ştefan Delureanu. Una storia la Storia.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 08:54:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AISSECO è orgogliosa di presentare il trailer del documentario Ştefan Delureanu. Una storia la Storia realizzato da Alberto Basciani ed Enrico Inglese. Ştefan Delureanu è nato nel 1926 a Mangalia una località affacciata sulla costa romena del Mar Nero. Suo padre, Vasile, era un albergatore e ristoratore che seppe fare del suo ristorante un punto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://aisseco.org/?attachment_id=1447" rel="attachment wp-att-1447"><img class="alignleft size-full wp-image-1447" title="bascv" src="http://aisseco.org/wp-content/uploads/2011/07/bascv.jpg" alt="" width="400" height="203" /></a>AISSECO è orgogliosa di presentare il trailer del documentario <em><strong>Ştefan Delureanu. Una storia la Storia </strong></em>realizzato da <a href="http://aisseco.org/?p=155">Alberto Basciani</a> ed Enrico Inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ştefan Delureanu è nato nel 1926 a Mangalia una località affacciata sulla costa romena del Mar Nero. Suo padre, Vasile, era un albergatore e ristoratore che seppe fare del suo ristorante un punto di incontro di alcuni degli intellettuali romeni più noti degli anni Venti e Trenta. In un clima di spensieratezza Ştefan crebbe tra artisti, scrittori, filosofi e storici e proprio la diretta conoscenza di uno dei maggiori storici romeni di tutti i tempi, Nicolae Iorga, lo portò alla decisione di studiare storia. Tuttavia il destino pareva aver deciso altrimenti. Le vicende e le conseguenze della Seconda guerra mondiale cambiarono la storia romena e il corso della sua vita. L’instaurazione della dittatura comunista in Romania provocò per la famiglia Delureanu la perdita di tutti gli averi, Ştefan simpatizzante della gioventù liberale e allievo dello storico Gheorghe Brătianu, fu prima ostacolato nel proseguimento dei suoi studi e poi impedito di esercitare il proprio lavoro di professore nei licei. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Nel 1951 finì rinchiuso per due anni in un campo di lavoro con l’accusa di essere un nemico del popolo. Sfruttato, e torturato assieme a migliaia di altri detenuti politici Ştefan fu scarcerato solo qualche tempo dopo la morte di Stalin (marzo 1953). Dopo la sua liberazione fu costretto, per guadagnarsi da vivere, a lavorare come contabile in un’impresa industriale. Né l’ostracismo del regime, né le difficoltà della vita quotidiana gli impedirono però di coronare il suo sogno di studiare la storia e in particolare il Risorgimento italiano. Con il sostegno fondamentale di sua moglie Victoria e superando con ostinazione tutti gli ostacoli che il regime comunista gli mise contro, Ştefan conseguì il dottorato di ricerca (1972), entrò in contatto con alcuni dei maggiori storici italiani (Morelli, Ghisalberti …), studiò in archivi italiani, austriaci ecc. divenendo uno dei maggiori conoscitori del pensiero e dell’opera di Mazzini e della diffusione degli ideali risorgimentali italiani nelle terre romene e, in definitiva, un punto di riferimento degli studi italianistici in Romania. Alla caduta del regime Ştefan ha continuato a denunciare, con articoli e conferenze, un processo di democratizzazione distorto e ambiguo, capace solo di rubare il futuro alla gioventù romena e finalmente, superando anche gli ostacoli dell’età, ha potuto studiare e viaggiare liberamente. La mole e la qualità dei suoi lavori, i tanti amici sparsi in Italia e nel resto dell’Europa, testimoniano del suo impegno costante a favore di una ricerca storica libera da ogni condizionamento politico e ispirata soltanto al criterio dell’obiettività, della ricerca e del confronto delle fonti. Ancora oggi Ştefan è un punto di riferimento morale per molti suoi colleghi italiani e romeni che con questo lavoro hanno inteso onorare il suo impegno, la sua vicinanza e il privilegio di essergli amici e debitori di tanti insegnamenti.</p>
<p><object width="398" height="299" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=26029716&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=1&amp;loop=0" /><embed width="398" height="299" type="application/x-shockwave-flash" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=26029716&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=1&amp;loop=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" /></object></p>
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		<title>Serata in onore di Sándor Márai</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 10:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[Storia Contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[Sándor Márai e Napoli: il sapore amaro della libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Accademia d’Ungheria e  CISUECO (Centro Interuniversitario di Studi Ungheresi e sull’Europa Centro-Orientale) “SÁNDOR MÁRAI E NAPOLI: IL SAPORE AMARO DELLA LIBERTÀ” Venerdì 17 dicembre 2010, ore 18,00 Salone d’onore dell’Accademia d’Ungheria, Via Giulia 1, Roma Coordinatore: Roberto Ruspanti PROGRAMMA Ore 18,00 Indirizzo di saluto Géza Szőcs, Segretario di Stato Ungherese alla Cultura, poeta e scrittore [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://aisseco.org/?attachment_id=530" rel="attachment wp-att-530"><img class="alignleft size-full wp-image-530" title="marai" src="http://aisseco.org/wp-content/uploads/2010/12/marai.jpg" alt="" width="160" height="155" /></a>Accademia d’Ungheria e  CISUECO (Centro Interuniversitario di Studi Ungheresi e sull’Europa Centro-Orientale)</p>
<p><span style="font-size: large;">“SÁNDOR MÁRAI E NAPOLI: IL SAPORE AMARO DELLA LIBERTÀ”</span></p>
<p>Venerdì 17 dicembre 2010, ore 18,00<br />
Salone d’onore dell’Accademia d’Ungheria, Via Giulia 1, Roma</p>
<p>Coordinatore: Roberto Ruspanti</p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p><strong>Ore 18,00 Indirizzo di saluto</strong><br />
Géza Szőcs, Segretario di Stato Ungherese alla Cultura, poeta e scrittore<br />
Prof. Éva Vigh, Direttore scientifico dell’Accademia d’Ungheria</p>
<p><strong>ore 18,15-19,45 Tavola Rotonda sul tema “Sándor Márai e Napoli: il sapore amaro della libertà”</strong><br />
Partecipano:<br />
Prof. Amedeo Di Francesco (Università “L’Orientale” di Napoli)<br />
Prof. Michele Fatica (Università “L’Orientale” di Napoli)<br />
Prof.<a href="http://aisseco.org/?p=269">Francesco Guida</a> (Università di Roma TRE)<br />
Prof. Antonio Sciacovelli (Università dell’Ungheria Occidentale)<br />
Prof. Ibolya Czetter (Università dell’Ungheria Occidentale)<br />
Géza Szőcs, Segretario di Stato Ungherese alla Cultura, poeta e scrittore</p>
<p>Modera: Prof. Roberto Ruspanti (Università di Udine)</p>
<p><strong>ore 19,45-20,30 Concerto delle musiche del film “Sándor Márai e Napoli: il sapore amaro della libertà</strong>”<br />
(pianoforte e violoncello).<br />
L’attore Paolo Fosso accompagnerà le musiche leggendo alcuni brani di Sándor Márai</p>
<p><strong>ore 20,30-21,00 Proiezione del film “Sándor Márai e Napoli: il sapore amaro della libertà”</strong><br />
Regia di Gilberto Martinelli<br />
(su un testo di Krisztina Boldizsár, consulenza letteraria di Roberto Ruspanti)<br />
Al termine del film il regista Gilberto Martinelli risponderà alle domande del pubblico.</p>
<p>Guarda <a href="http://aisseco.org/?page_id=110">il video del film.</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=141578952525225">Progetto Nel segno del tricolore -Documentari sui rapporti Italo-Ungheresi</a></p>
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